PFAS: I contaminanti invisibili e persistenti
Cosa sappiamo e come gestirli nella catena alimentare
I PFAS o sostanze perfluoroalchiliche o “forever chemicals”, sono composti organici prodotti a seguito di processi industriali e quindi non si trovano in natura “naturalmente”. Sono composti caratterizzati da una lunga catena di carboni totalmente fluorurata e diversi gruppi funzionali. I principali PFAS sono 4:
PFOA o acido perfluoroottanoico
PFOS o perfluoroottano sulfonato
PFNA acido perfluorononanoico
PFHxS o acido perfluoroesano sulfonico
Cosa devi sapere sui PFAS
Abbiamo già parlato in altri articoli precedentemente pubblicati sui nostri autorevoli portali, di seguito alcuni temi affrontati:
PFAS: proposta EFSA per l’abbassamento del limite
PFAS: il caso della California
PFAS: La raccomandazione 2022/1431
PFAS: Il regolamento 2022/2388

Come riconoscere PFAS lungo la catena alimentare
I PFAS più diffusi sono i PFOS (acido perfluoroottansulfonico) e PFOA (acido perfluoroottanoico) che sono utilizzati soprattutto nella realizzazione di carta, tessuti, prodotti personal care, ma anche nel packaging alimentare. Un esempio sono pentolame antiaderente, carte alimentari con coating, contenitori di plastica.
Un delle caratteristiche più importante al fine di una corretta valutazione del rischio è sicuramente è, oltre che la presenza in taluni materiali, anche e soprattutto la loro elevata resistenza termica e meccanica.
Questa caratteristica rende i PFAS difficili da eliminare anche e soprattutto a livello ambientale dove possono persistere per ungo tempo agendo come contaminante delle falde acquifere.
Dalle falde è ovvio che possono risalire aggredendo altre filiere alimentari come, ad esempio, alimenti di origine animale, allevamenti e perfino come fonte diretta verso l’uomo attraverso l’acqua potabile.
Anche il packaging alimentare rappresenta un importante veicolo di trasmissione. Come sopra ricordato la presenza di PFAS in molti componenti di uso comune è elevato e posso trasferirsi facilmente verso l’alimento a fronte di un innalzamento termico ma non solo, le caratteristiche dell’alimento stesso mediano molto questa capacità di trasferimento a fronte della capacità di estrazione dell’alimento stesso. Gli acidi perfluoroalchilici hanno una maggior affinità verso alimenti grassi, secchi e salati.
Quali sono le normative che regolano i PFAS
La Commissione Europea si è mossa a più riprese verso un percorso di normazione per tutelare sempre maggiormente il consumatore.
Sono ben 3 gli atti legislativi emanati e già ripresi nei nostri precedenti articoli:
Regolamento (UE) 2022/1428 che fornisce le linee guida di campionamento e analisi dei PFAS negli alimenti.
Regolamento (UE) 2022/2388 che regola i limiti massimi in carne, pesce, crostacei, molluschi e uova, in quanto questi alimenti presentano i più alti livelli di PFAS.
Raccomandazione (UE) 2022/1431 per il monitoraggio dei PFAS negli alimenti.
Uno scenario futuro per la sicurezza alimentare
In primo luogo è necessario inserire questi componenti nelle nostre analisi dei pericoli al fine di una corretta valutazione dei rischio. Su questo tema, a fonte delle varie ispezioni condotte come auditor professionisti , si consiglia vivamente di effettuare una gap analysis aziendale .
Inoltre è bene ricordare che a livello di ricerca scientifica, stanno nascendo progetti di recupere dall’ambiente dei PFAS a carico delle nuove tecnologie. È del 1 Maggio 2023 la notizia di una nuova tecnologia denominata PFAS Annihilator e distribuita dalla azienda Revive Environmental (USA), capace di bonificare acque di suolo e rifiuti urbani.
“Stiamo fornendo una soluzione per questa grande sfida – ha detto David Trueba, presidente e CEO di Revive – La nostra missione è ripristinare a livello globale la fiducia delle comunità distruggendo in modo sicuro e permanente la contaminazione da PFAS”.

Come funziona la tecnologia PFAS Annihilator
Attraverso alte temperature e pressioni la tecnologia Annihilator riesce a disgregare entro 30 secondi le molecole PFAS sfruttando l’ossidazione supercritica per abbattere rapidamente il legame carbonio-fluoro (fattore maggiore di persistenza dei PFAS). Il risultato di output è acqua limpida contenente sali inerti e fluoruro.
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Informazioni sull’autore: Marco Valerio Francone
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